Assistenza ospedaliera di un malato di demenza

Curare qualcuno e prendersi cura di qualcuno. Sembrano sfumature, ma forse esiste una differenza tra questi due termini, piccola e fondamentale. L’idea di curare qualcuno viene spesso infatti collegata ad un tipo di trattamento più specialistico e professionale. Questo è sicuramente vero, ma non esaurisce il discorso. Lo sanno bene i milioni di caregiver – cioè proprio le persone che offrono assistenza, spesso ad un parente – in Italia. Questa piccola guida si rivolge a loro, proponendo alcuni consigli su cosa fare, più uno su cosa non fare, per migliorare la qualità della vita del parente. Sono suggerimenti che si applicano in una situazione specifica, quella di un parente affetto da demenza che si trova in un ospedale.

Passare più tempo possibile al loro fianco

Sì, può sembrare un consiglio abbastanza scontato, ma sottolineamolo comunque. Dimostrando vicinanza il caregiver diventa una fonte di rassicurazione per il malato, che in quel momento si trova in un ambiente che non gli è familiare. Nella struttura si possono verificare situazioni caotiche che possono disorientare la persona affetta da demenza, aumentando il suo senso di confusione e i problemi di salute.

Trovandovi lì al momento giusto potrete rassicurare il vostro caro in un momento di disorientamento, ricordandogli l’ambiente in cui si trova e il motivo per cui è lì. Ad esempio: “siamo in ospedale perché sei caduto e ti sei fatto male”. Rimanendo vicini, siete anche in una posizione migliore per controllare eventuali bisogni e comunicarli al personale medico. Viceversa, potrete rispondere alle loro domande rappresentando il parente.

Condividi con il personale ospedaliero i tuoi suggerimenti su come dare sollievo al parente

È qui che la conoscenza personale del malato si fa sentire e si riduce quella distanza tra “prendersi cura” e “curare”. Quindi, senza timidezza, ecco alcuni tipi di suggerimenti che potrebbero funzionare. Naturalmente non sono né giusti né sbagliati, vanno adattati alla persona di cui parliamo:

  • Non le piace essere chiamata per nome.
  • Dopo aver mangiato qualcosa è più accomodante.
  • Le piace ascoltare musica, se è possibile: penso che questo la calmerà.

Inoltre la diagnosi di demenza dovrebbe apparire sulla cartella clinica, ma nella fretta del momento potrebbe sfuggire. Quindi va bene ricordarlo allo staff se questo sembra aver rimosso l’informazione. Si potrebbe anche segnalare l’informazione sulla porta“Si ricorda che la sig.ra… soffre di una forma moderata di demenza”. Il familiare non lo noterà, e il personale apprezzerà l’informazione.

Descrivete informazioni su sintomi e dolori

Anche in questo caso, come nel precedente, siete chiamati a parlare per il malato. Prendete nota di sintomi inusuali e espressioni di dolore. Cosa annotare in particolare? Ad esempio l’orario, le circostanze, ciò che avete visto, anche in termini semplici. Le persone affette da demenza non sono accurate nel riportare i propri sintomi, anzi in certi casi riescono a camuffarli o eludere le domande, specialmente quelle sui dolori e le sensazioni provate.

Non prendete un “sto bene” come risposta.

Questo consiglio si lega a quanto detto nel punto precedente. Anche se il vostro caro nega di provare dolore, prestate ascolto ad altri segnali e comportamenti. Ad esempio: se fa delle smorfie di dolore, se si lamenta nel sonno, se evita alcuni movimenti naturali, se appare più confuso del solito, se manifesta perdita di appetito. Quindi informate il personale medico dei vostri sospetti e ricordate che voi siete il canale più importante nel momento in cui rappresentate una persona che non può esprimersi al meglio.

A proposito degli antidolorifici

Questi sono prescritti quando necessari, ma come abbiamo visto il paziente spesso cela le proprie necessità e il personale potrebbe non accorgersene. In questo caso ci ricolleghiamo con il punto precedente, non esitate a segnalare i vostri sospetti, lasciando quindi le valutazioni mediche alle figure professionali.

Assicuratevi che abbia tutti gli strumenti che possono essere utili

Parliamo in particolare di occhiali, dentiere, supporti per ascoltare. Cosa li accomuna tra le altre cose? Sono strumenti che si possono togliere durante il sonno o esami, e che dopo si potrebbe dimenticare di chiedere, aggiungendo confusione e paura.

Cosa non fare: non pretendete di controllare ogni aspetto del trattamento medico

Dopo aver visto quanto sia importante il contributo che potete dare nel periodo di ospedalizzazione, poniamo dei limiti. Potreste avere la tentazione di controllare ogni aspetto dell’esperienza del vostro caro in ospedale, ma questo al contrario potrebbe avere effetti negativi sul trattamento. Cosa potete fare:

  • Chiedere all’infermiera che sta finendo il turno cosa si deve fare in quello seguente, ad esempio quali esami. Quindi controllare con la nuova infermiera le stesse informazioni.
  • Chiedere ai medici chiarimenti su quello che si è fatto fino a quel momento e perché. Ricordate che il malato vedrà molti specialisti, ed è una buona idea quella di annotare le domande che vi potrebbero venire in mente in un apposito quaderno.
  • Chiedere il significato delle parole più complicate. Avete il diritto di capire tutto ciò che sta succedendo.
  • Se siete in disaccordo con un trattamento o preoccupati per come stanno andando le cose, chiedete un secondo parere.
  • Nel caso di pazienti affetti da demenza può aiutare una consulenza con un geriatra. Oppure potete parlare con un avvocato dell’ospedale o con un membro del comitato etico.

Fonte: https://www.villagecare.it/2016/10/demenza-cosa-cosa-non-caso-ricovero-ospedale/